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Un viaggio non è una vacanza. Guai a confondere i termini con un viaggiatore navigato. È come dire a un cinefilo che anche ami il cinema e che guardi solo film recenti di azione e qualche commedia.

La differenza ruota attorno a due fattori: i soldi e il tempo. E di conseguenza alle motivazioni e allo stile di vita. Chi decide di partire per un lungo periodo è probabile che abbia preso un anno sabatico (gap year) o perso il lavoro o fatto del viaggio la sua condizione di vita. In ogni caso, a meno che non campi di rendita, sa che non potrà permettersi il lusso e le comodità di una settimana a Miami.

Dovendo fare i conti con le risorse finanziarie a disposizione il viaggiatore riduce al minimo le spese superflue, rinunciando alle comodità della vacanza, a cominciare dalla qualità degli hotel, e concentrando il suo budget sui costi di spostamento, di attività e strumenti strettamente legati all’esperienza del viaggio, come macchine fotografiche, go-pro, notebook, ma anche corsi e attività sportive e ludiche. Di solito poi, in questi casi si scelgono destinazioni in paesi dove il costo della vita è basso.

Il fattore tempo, dicevamo. Chi sa di avere molte settimane e mesi davanti a sé vive il viaggio in una dimensione più rilassata, quasi alla giornata, senza lo stress di dover visitare più posti possibili in pochi giorni, abbuffarsi di selfie e comprare il souvenir giusto per tutti. Spesso in questi viaggi si sa quando e da dove si parte e non si sa quando e dove si arriva. La dimensione temporale scorre più lenta, al di fuori dei ritmi lavorativi e della routine occidentale, si passa molto tempo con la popolazione locale ed è questo, assieme al grande spirito di adattamento, che rende l’esperienza “un viaggio” e non “una vacanza”.

Mettiamoci ora nei panni del backpacker, il viaggiatore zaino in spalla, e vediamo come pianifica la sua avventura nel mondo.

  1. La destinazione

La prima grande distinzione è “Paese caldo o paese freddo?”, naturalmente rispetto al periodo a disposizione. Nei paesi tropicali c’è da tenere in considerazione le stagioni monsoniche che però non spaventano molto il viaggiatore esperto. Si valuta poi il costo della vita delle zone prescelte a seconda del budget a disposizione. La cultura che più sposa i propri interessi e infine il fattore sicurezza. Nel mio caso la scelta è ricaduta su Paesi tropicali per il clima, dopo aver scartato il Nepal, poco fruibile nei mesi invernali. Tra questi ho optato per il Sud-est asiatico, economico, accogliente e di cultura buddista. In questo momento ho bisogno di tranquillità e ho scartato alcuni Paesi dell’America latina, più stressanti sul lato sicurezza, che visiterò in un secondo momento. 

  1. La compagnia

Quando si decide di partire per certi viaggi spesso si preferisce andare in solitudine, con il vantaggio di avere la libertà degli spostamenti e delle scelte quotidiane ma con il limite di doversela cavare da soli anche in caso di malattia o difficoltà. Viaggiare da soli è comunque il modo migliore per conoscere nuove persone e stringere legami inaspettati, che nascono quasi involontariamente. Se invece si decide di condividere questa esperienza con qualcuno, si seleziona accuratamente il compagno o la compagna di viaggio, per affinità e spirito di adattamento mettendo subito le cose in chiaro: “insieme fino a un certo punto!”

  1. Il volo

La scelta del volo in realtà è molto legata a quella della destinazione. Per misteriosi motivi, forse legati al traffico aereo, ci sono alcune tratte molto più economiche di altre, indipendentemente dalla distanza. Un sito come Skyscanner che permette di scandagliare i voli globali senza una data e destinazione precisa è la gioia del viaggiatore che non ha un giorno preciso per partire e tornare e nemmeno un luogo vincolante. Anche se non si sa quando fissare il rientro, è sempre più conveniente comprare un biglietto di andata e ritorno che uno di sola andata (throwaway ticketing). Ci sono poi altri trucchetti per risparmiare che sveleremo solo in seguito.

  1. I visti

La prima grande distinzione è tra Paesi che richiedono un visto prima della partenza e quelli che lo fanno all’arrivo. La durata varia da 30 a 90 giorni ma esistono anche permessi più brevi e visti multipli che permettono più ingressi. In ogni caso bisogna considerare i tempi di richiesta e la durata controllando le informazioni più aggiornate sui siti ufficiali di ambasciate e consolati. Alcuni Paesi possono fare problemi se sul passaporto si ha il timbro di Paesi nemici, come Israele con l’Iran. I visti rilasciati in aeroporto (on arrival) sono una passeggiata rispetto alle procedure e i costi di quelli da richiedere nel proprio Paese.

  1. Le guide

Un vero viaggiatore non può fare a meno della guida. La programmazione del viaggio inizia proprio da questo fantastico strumento che ci permette di farci un’idea generale del Paese e iniziare a scegliere luoghi e percorsi anche in base ai trasporti e le preferenze. Ognuno è affezionato alla sua guida, in genere Lonely Planet o Rough Guide, di cui diventa un collezionista. Il problema delle guide, specie se si visitano più Paesi, è il volume e il peso. C’è chi si attrezza stampando e fotocopiando solo le regioni che gli interessano oppure ricorrendo alla tecnologia: scaricare su iPad e tablet i file delle guide è una soluzione più economica e comoda ma per altri versi potrebbe essere più complicato orientarsi e spostarsi da una parte all’altra della guida senza avere una visione d’insieme della guida e delle zone del Paese. Attenzione poi alla durata della batteria quando si è in giro. La Lonely Planet permette anche di scaricare e pagare i singoli capitoli.

  1. Gli obiettivi

Chi parte per un lungo viaggio spesso è spinto dal desiderio di conoscere il mondo e ampliare i suoi orizzonti ma molto spesso vi sono forti motivazioni interiori dettate dall’insoddisfazione e dalle limitazioni della vita attuale, dalla voglia di cambiare qualcosa dentro di sé e dal desiderio di crescere nell’incontro e nelle relazioni con la diversità. Oltre all’interesse per le attività culturali, di benessere e sport, il viaggiatore vuole in qualche modo sfruttare questa occasione per riportare nel proprio ambiente di origine l’esperienza vissuta: fare reportage fotografici e filmati, scrivere un diario o un libro, aprire un blog sono tra gli obiettivi più comuni per condividere il proprio viaggio. Viaggiare e comunicare ormai sono due facoltà accessibili a tutti, cambia lo spirito, il punto di vista e la capacità del viaggiatore di vivere e raccontare il proprio viaggio.

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